
Dove la scienza del suolo si fonde con la creatività e il mio Diario svelato
Le parole di chi ha scoperto la passione e la dedizione in ogni progetto raccontano la nostra missione.

IL MARGINE – Perché il papavero è rosso in un campo di frumento verde? La domanda che ti rende libero!
Luis J.Carlos Barbato 2026 – Libreria Editrice Fiorentina

Il libro
Quando ho scritto Il Margine – perché il papavero è rosso in un campo di frumento verde?, non volevo semplicemente raccontare una storia.
Volevo interrogarmi — e interrogare il lettore — sul senso:
dell’educazione,
della conoscenza,
del silenzio e,
soprattutto, delle domande.
Questo romanzo nasce dall’idea che la vita non si comprenda davvero attraverso le risposte preconfezionate, ma attraverso le domande che abbiamo il coraggio di custodire.
Il libro racconta l’incontro tra un vecchio professore e un suo ex allievo, scomparso anni prima dalla vita accademica e sociale. Quel giovane ha scelto di lasciare il mondo della competizione, delle carriere e del successo apparente per ritirarsi in campagna (nell’Eremo) insieme ad Aurora, la donna che ama, e alla loro figlia Alba.
Quello che inizialmente sembra un abbandono del mondo si rivela invece una scelta dolorosa e profondissima: costruire una vita autentica, fondata sulla terra, sul tempo, sull’ascolto e sulla crescita interiore.
Nel romanzo, l’ex studente racconta di aver “fallito” secondo i criteri della società odierna — successo, carriera, riconoscimento — ma di aver finalmente imparato a “stare”, cioè ad abitare davvero il proprio tempo.
La Natura, nel libro, non è uno sfondo decorativo: è una maestra.
L’accompagna l’agricoltura.
Il campo di frumento, i papaveri, l’acqua, il bosco, il fuoco, i semi, il silenzio… tutto diventa linguaggio.
I personaggi comprendono lentamente che le cose più importanti non si spiegano completamente:
si ascoltano,
si custodiscono,
si attraversano.
Al centro del romanzo c’è anche una critica molto forte all’istruzione istituzionalizzata e tradizionale.
Una scuola che troppo spesso riempie di risposte ma insegna poco a vivere; una scuola fatta di teoria, di voti, giudizi e paure.
Per questo i protagonisti scelgono di crescere la figlia Alba in una scuola diversa, parentale: senza muri, senza campanelle, senza programmi rigidi.
Una scuola fatta di stagioni, boschi, animali, attese, osservazione del mondo e riflessioni.
Ed è proprio Alba il cuore simbolico del libro.
Una ragazza cresciuta ai margini — ma non emarginata.
Nel romanzo il margine diventa il luogo in cui accade la vita vera.
Alba afferma una frase che considero centrale:
«Tutti vogliono stare al centro… ma è nel margine che succede tutto.»
Il margine, allora, non è esclusione.
È il luogo fertile dove nascono le domande, dove germogliano i pensieri, dove si può ancora ascoltare il silenzio e imparare lentamente.
È il confine tra ciò che sappiamo e ciò che dobbiamo ancora comprendere.
Attraverso il Professore ho voluto raccontare una convinzione profonda: il compito più autentico dell’insegnamento non è dare risposte definitive, ma seminare dubbi, curiosità e inquietudine fertile.
I suoi ex allievi non ricordano formule o nozioni: ricordano che lui insegnava a domandarsi sempre “perché”.
Nel libro il seme diventa il simbolo centrale.
Ogni seme rappresenta una possibilità, una domanda, un’attesa.
Per crescere, un seme ha bisogno di tempo, profondità, cura e pazienza — proprio come un essere umano.
Nel mio libro Agricoltura di guerra scrivo infatti:
«Coltivare è come educare un figlio: ogni giorno impari qualcosa che ieri ignoravi.»
La scena della ghianda piantata insieme, al margine del bosco, rappresenta probabilmente il momento più importante del romanzo: tre generazioni unite attorno all’idea che educare non significhi modellare qualcuno, ma accompagnarlo verso la propria domanda essenziale.
Il messaggio finale del libro è semplice ma radicale:
non serve riempire le persone di risposte.
Serve aiutarle a custodire il dubbio, ad abitare il silenzio, a prendersi cura dei semi interiori che portano dentro.
E forse il papavero è rosso proprio per questo: perché nel grande campo uniforme del frumento, il margine, la differenza e la fragilità sono ciò che dona significato e colore alla vita.
©l’autore, venezia 2026
DIARIO_ljc – Voci sincere da chi condivide la mia passione per la Terra, l’Uomo e la sua Storia
Qui racconto come le mie idee abbiano ispirato e trasformato me e chi ama l’agrologia e, anche, l’arte in ogni sua forma.
Il ‘Corpo’ come specchio del carico
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Sintesi 01: Il diario racconta lo sfogo psico-fisico di un uomo di 75 anni, che ha visto crollare la propria salute a causa di un forte sovraccarico emotivo e mentale. Basandosi sull’antropologia medica, l’autore interpreta i suoi acuti problemi fisici nella zona pelvica ed addominale (ernia, prostatite, calcolo e diverticolite) come lo specchio del troppo peso e delle responsabilità che si è caricato addosso per gli altri. Per guarire, ha deciso di rimettere se stesso al centro, adottando cambiamenti pratici e posturali per alleggerire sia il corpo sia la mente.

Il ‘Corpo’ continua a parlare
Dal diario di un 75enne che mi può insegnare molto e rendermi responsabile. Parte 2 – 03 ottobre
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Il dolore, le sue forme e la ricerca di un senso
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Sintesi 03: In questo terzo diario, la riflessione iniziata con il rapporto tra corpo e carico e proseguita con l’ascolto dei segnali del corpo si allarga al dolore nelle sue diverse forme: fisico, morale, psicologico e spirituale. L’immobilità, i dolori, le relazioni e le aspettative deluse diventano l’occasione per interrogarmi sul significato della sofferenza, sulla paura, sull’ansia e sul rapporto tra ciò che desideriamo e ciò che realmente accade. Non cerco risposte definitive, ma un modo per comprendere ciò che sto vivendo, alleggerire la tensione interiore e condividere con chi mi legge un percorso di riflessione che riguarda, in fondo, tutti noi.
Malattia e solitudine: imparare a non abbandonare se stessi
Dal diario di un 75enne che mi può insegnare molto e rendermi responsabile. Parte 4 – 05 ottobre
Venezia, 6 ottobre 2026 – Diario 04
Sintesi 04 – A settantacinque anni, mentre affronto una fase complessa della mia vita, tra problemi di salute, dolore fisico e incertezza, mi trovo a riflettere su un’altra dimensione della sofferenza: la solitudine. Non quella scelta, che può diventare uno spazio di riflessione, ma quella che si fa sentire soprattutto nei fine settimana e al tramonto, quando il silenzio lascia emergere pensieri ed emozioni che durante il giorno riusciamo a tenere a distanza. La malattia può mettere in discussione la nostra autonomia e l’immagine che abbiamo di noi stessi, ma non esaurisce ciò che siamo. Attraverso l’umiltà e la perseveranza, cerco di comprendere come affrontare ciò che non posso controllare, senza rinunciare alla curiosità, alle relazioni e alla possibilità di dare ancora significato alla vita.
Non sono solo: la gratitudine e la responsabilità di non mollare
Dal diario di un 75enne che mi può insegnare molto e rendermi responsabile. Parte 5 – 05 ottobre
Venezia, 9 ottobre 2026 – Diario_05
Sintesi 05 — Non sto ancora bene, ma sto meglio di ieri e spero che domani vada meglio ancora. Dopo i giorni del dolore, dell’incertezza e della solitudine, oggi mi accorgo che intorno a me ci sono tante persone che si fanno presenti, ciascuna a modo proprio: con una telefonata, un messaggio, un ricordo, una parola. Sento il bisogno di ringraziarle, ma anche di chiedermi che cosa comporti questa vicinanza. Non sono un narcisista che vuole raccontare se stesso: scrivere il diario è un modo per mettere ordine nei pensieri e conservare la memoria di ciò che vivo. Ho superato uno scoglio della mia tempesta perfetta e ora intravedo una rotta. Mi aspettano altri passaggi, ma voglio affrontarli con umiltà e perseveranza, senza mollare. Resta, tuttavia, una domanda che non posso ignorare:
“che cosa significa oggi prendersi cura di una persona, e quale responsabilità abbiamo quando la salute pubblica sembra non riuscire più a rispondere ai bisogni di tutti?”
Guardare il buio per non cadere
Diario 06 —Venezia, 11 ottobre 2026
Sintesi 06 — Dopo aver pubblicato i primi cinque diari, mi sono interrogato sulle reazioni di amici e conoscenti. Mi sembra che parlare di dolore, paura, ansia e solitudine sia meno facile che raccontare la gioia e il benessere. Ma la vita non può essere divisa semplicemente in argomenti positivi, dei quali parlare volentieri, e negativi, da evitare. Ripenso allora a quando, camminando in montagna, osservavo i burroni per riconoscerne i margini e non correre il rischio di cadere. Mio padre mi aveva insegnato che conoscere i rischi aiuta a evitare i pericoli. Forse anche il pensiero serve a questo: non a eliminare ogni incertezza, ma a imparare a guardarla. E mentre penso, mi accorgo che le paure si allontanano e che torna il desiderio di cercare, leggere, scrivere e innamorarmi della vita. Una passeggiata mattutina, gli angoli nascosti di Venezia e le meraviglie delle piante mi ricordano che il mondo è ancora lì, pronto a farsi scoprire.
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Il margine – perché un papavero è rosso in un campo di frumento verde
La TESTIMONIANZA di ELIZA BIAGIOTTI
Credibilità autentica, ispirata dalla passione
Qui condividiamo riconoscimenti e traguardi che testimoniano l’impegno verso l’agrologia e la creatività
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