
Il margine – perché un papavero è rosso in un campo di frumento verde
La testimonianza di ELIZA BIGNOTTI
Margine.
Una parola che mi porta indietro nel tempo.
Precisamente a scuola. In seconda elementare.
Un foglio a righe orizzontali interrotte da due linee verticali blu o viola.
Distanti. Sì, perché il loro compito è quello di contenere.
Contenere lettere e parole, farle rigare dritto, in fila, come soldatini ubbidienti.
Ma le mie parole, ubbidienti, non lo sono mai state: non si facevano più piccole in
vista del margine, non indietreggiavano, perché nascere a capo se la vita le
attendeva già in un, seppur piccolo, spazio bianco?
La maestra Lucilla mi sgridava e io provavo a spiegarglielo, che avevo parole
curiose, che non stavano al guinzaglio, perché avevano fame di oltre e quel confine
lo ripudiavano come una guerra, perché desideravano attraversarlo.
Ma prima ancora, starci dentro.
Assaporarlo.
Una lettera nel margine è un seme in potenza.
Non è una trasgressione, ma una trasformazione.
Una ramo che si allunga per un nuovo appezzamento di cielo.
Il margine è un invito, dice Luis. Un invito a restare e a porsi domande.
È dove il campo coltivato lascia spazio al selvatico, al bosco, senza dirglielo, senza
tracciare un limite.
È l’ordine che si trasforma in libertà.
Non è un in bilico, ma l’equilibrio.
Il margine è una scelta, un fuoco vivo, che ci ammette e poi mette alla prova.
E tra queste pagine, Alba, con l’aiuto del suo Maestro, decide di accoglierlo.
Non lo sfida, ma lo accoglie, lo lascia e lascia sé stessa accadere.
E mentre accade, cade, come un piccolo seme nella terra e come lui, resiste, sotto
la pioggia, il vento, i passi, il tumulto del terreno e del cielo.
Anche Alba è un seme in potenza e, mentre continua a porsi domande, germoglia,
proprio come il frumento.
Proprio come il papavero rosso.
Tra queste pagine ho respirato possibilità.
Possibilità di parole che non si esauriscono dopo il confine.
Possibilità di un corpo di essere campo e bosco senza dover per forza scegliere.
Possibilità di imparare dalla “scuola che non c’è”, ma che Luis vi farà vedere e
sentire.
Possibilità di seminare anche e soprattutto nel margine e di attendere con cura e
amore.
Grazie Luis, per avermi detto che il margine è una frase senza punto.
Devo dirti che anche io mi sento così e che, per la prima volta, ne vado orgogliosa.
Eliza Biagiotti

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